Da vedere a Forni di Sopra

Da vedere a Forni di Sopra (31)

Il Fiume Tagliamento scorre selvaggio dalle Dolomiti al mar Adriatico.

Il fiume Tagliamento è considerato come uno degli ultimi fiumi davvero naturali in Europa e per molti è uno dei fiumi più belli al mondo.

fiume tagliamento escursioni

Nasce poco a nord ovest dell'abitato di Forni di Sopra (Udine) l'ultimo grande fiume dell’Europa centrale che ancora scorre liberamente. Il suo greto ghiaioso può essere visto addirittura dal satellite, a disegnare un vero e proprio corridoio per le specie in migrazione.

Nella valle di Forni di Sopra, la prima che il fiume Tagliamento incontra lungo il suo corso è possibile ammirarlo in tutta la sua bellezza selvaggia. In periodi di poca portata diventa un richiamo per bambini ed adulti che si rinfrescano nelle fredde acque (temperatura inferiore ai 10 gradi anche d'estate). La rete dei sentieri, i percorsi di Mountain Bike, le gite a cavallo e  la pista invernale per lo sci di Fondo si sviluppano lungo l'alveo del Tagliamento offrendo, oltre allo sport, anche dei suggestivi scorso naturalistici e paesaggistici.

 fiume tagliamento forni di sopra

Foto sopra: il Fiume Tagliamento all'altezza di Forni di Sopra - Dolomiti Friulane


Il Fiume tagliamento richiama studiosi da tutto il mondo:

In Friuli giungono professori e gruppi di studio da università europee, soprattutto alpine, ma anche dalle Montagne Rocciose degli Stati Uniti, per vedere com’è fatto e per avere una forma di confronto ed ispirazione per riportare allo stato naturale fiumi ormai compromessi in altre parti del mondo.

Alcune università, come quella di Erfurt, organizzano ogni anno delle settimane di studio per gli studenti e per far incontrare sul Tagliamento esperti europei durante quelle che chiamano ‘Alpine Rivers Conferences’.

Il fiume Tagliamento à uno degli ultimi fiumi europei a conservare il suo corso originario. Si può ammirare il suo corso sinuoso con le acque limpide e chiare circondate da un ampio letto di ghiaie.

Nasce lungo la strada che porta al Passo della Mauria, a 1.195 m di altitudine, poco a nord di Forni di Sopra nelle Dolomiti Friulane o d'Oltre Piave. Il punto preciso della sorgente si trova in Comune di Lorenzago di Cadore (regione Veneto). Lungo il suo scorrere attraversa prima la valle di Forni di Sopra per proseguire attraverso la Carnia e tutta la provincia di Udine diventando per molti tratti il confine naturale con la provincia di Pordenone.
Nel tratto medio-basso del suo percorso, il fiume Tagliamento determina il confine tra la regione Friuli Venezia Giulia e Veneto, sfociando nel mar Adriatico, precisamente nel Golfo di Venezia tra Lignano Sabbiadoro (UD) e Bibione (VE).

A monte, lungo la valle di Forni di Sopra, la portata d'acqua è ovviamente ridotta vista la vicinanza della sorgente. I primi affluenti sono il torrenti: Tòr, Fossiana, Giaf, Tollina e numerosi altri rivoli dall'acqua limpida e pulita.

fiume tagliamento a invillino

Il Fiume Tagliamento all'altezza di Invillino- Ponte Strada Provinciale 72. Sullo sfondo le Dolomiti Friulane


Lungo lo scorrere nella bassa friulana, il punto più stretto dell'alveo raggiunge i circa 150 m di larghezza alla stretta di Pinzano, dove il fiume ha scavato il suo passaggio fra le rocce. Il letto è costituito da diverse rocce calcaree, dolomia ma anche arenaria ed elementi di origine vulcanica. Essendo questa ghiaia molto permeabile, assorbe facilmente le acque, che pertanto diminuiscono sensibilmente di portata lungo tutto il corso dell’alta pianura.

Il fiume Tagliamento viene ritenuto un ecosistema estremamente prezioso ed interessante, essendo considerato l’ultimo corridoio fluviale morfologicamente intatto delle Alpi. Infatti per buona parte del corso, ed in particolare nel medio tratto fino a Pinzano, l’intervento invasivo dell’uomo è stato pressoché nullo e le dinamiche fluviali presentano un grado di naturalità unico in Europa. Grazie a questa sua caratteristica, il Tagliamento viene studiato da università ed istituti di ricerca di tutto il mondo, ed è stato preso a modello per interventi di ri-naturalizzazione fluviale.

Fiume Tagliamento

Icorso del Fiume Tagliamento nel medio Friuli.

Dal punto di vista morfologico, il Fiume Tagliamento si caratterizza per la sua dinamica a canali intrecciati: numerosi navigli d’acqua si intrecciano su di un letto ghiaioso molto ampio. La varietà di specie vegetali presenti nel Tagliamento è notevole: la maggior ricchezza si ha nella parte di medio corso compresa tra Amaro e Cornino, nei cui pressi c’è un’importante riserva naturale. L’alveo del fiume si comporta come un corridoio naturale sia longitudinale che latitudinale, che mette in comunicazione gli habitat tipicamente montani con quelli della pianura.

Il regime del Fiume Tagliamento è assai irregolare e per questo motivo viene classificato fra i fiumi a carattere torrentizio.

La Regione Friuli Venezia Giulia sostiene la candidatura del bacino del Tagliamento a “Riserva della biosfera dell’Unesco", avanzata dal WWF european alpine programme (Ealps), attraverso la stipula di un protocollo d’intesa con il Veneto, i Comuni, i Gruppi di azione locale (Gal), le associazioni ambientaliste e altri soggetti portatori di interesse.

Fiume Tagliamento a San MicheleIl Fiume Tagliamento nei pressi di San Michele al Tagliamento, l'ansa è sul confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto.


All'inizio del 2021 è nato un Comitato Pro Tagliamento Unesco con sede a Ragogna.

L’associazione persegue per il bene comune finalità di interesse generale sia paesaggistico-ambientale sia storico-culturali in relazione al Medio Corso del Fiume Tagliamento, nel perseguimento dell’iscrizione al Patrimonio dell’Umanità UNESCO quale sito misto sia naturale sia culturale. I soci fondatori sono dieci persone delle più varie estrazioni sociali e anche professionali, residenti su entrambe le sponde del principale fiume, sia nel Friuli Centrale sia in quello Occidentale, e tengono molto sia all’ambiente e al paesaggio sia alla storia e alla cultura del Friuli e del suo popolo.

 

 

Forni di Sopra, dalle origini ad oggi

Poco si sa delle origini più antiche di Forni, un’area probabilmente frequentata già in epoca preistorica da popolazioni nomadi, i Carno-Celti provenienti dalle pianure tra il Reno e il Danubio, mentre il dato certo è la presenza romana, attestata dal nome del villaggio capoluogo, Vico, che proviene dal latino vicus, oltre che dal ritrovamento di numerose monete risalenti a quel periodo.
Il primo nome che il Medioevo ci ha imposto è quello di “Forno”, di Sotto e di Sopra. Due villaggi che Tassilone, duca di Carlo Magno, dona all’abazia di Sesto al Reghena nel 778. La valle dell’Alto Tagliamento, il cui grande fiume corre da Ovest a Est per poi precipitare verso Lignano, protetta dai valichi di Cima Corso e Passo Mauria, era già conosciuta dai Romani che avevano edificato il loro castrum in Cuol di Ciastiel (un altro a Forni di Sotto), e poi dai Longobardi (notevoli i resti della loro necropoli in Andrazza).
Un altro castello, (restaurato e visitabile, leggi qui...), è quello di Sacuìdic risalente al 4° secolo. La sua strana posizione defilata e lontana dal centro abitato lo rende misterioso, se non altro perché serviva da zecca clandestina. 
Caduto l’Impero romano, la vallata subisce le incursioni delle popolazioni barbare, tra cui un ruolo di primo piano svolgono i Longobardi. Un primo documento scritto che testimonia l’esistenza di un paese risale al 778, con la donazione del duca bavarese Tassilone di Forni e delle sue pertinenze all’abbazia di Sesto al Reghena. Nei quattro secoli successivi non si hanno notizie del villaggio, che probabilmente viveva di una magra economia legata all’agricoltura e all’allevamento, oltre che allo sfruttamento della risorsa forestale.
Quasi sicuramente Forni passa poi, nel 967, sotto il controllo del Patriarca d’Aquileia Rodoaldo, ma per avere un altro documento ufficiale che attesti la presenza di un villaggio nell’alta Valle del Tagliamento, bisogna aspettare il 1224, quando viene fissato il confine tra Forni di Sotto e Claut. Lontano dalle rotte commerciali e di scarso interesse economico, la gestione del territorio veniva lasciata a feudatari e signorotti locali, obbligati soltanto a essere fedeli e pagare dei tributi al patriarca; per il resto, erano questi personaggi a decidere, per mezzo della figura del gastaldo, delle sorti degli abitanti, creando a volte non pochi malumori.
Passano i secoli, la storia fa il suo corso, ma qui tutto sembra rimanere immutato, un angolo quasi dimenticato dove i signori locali controllano un territorio buono solo a ricevere qualche tributo, lasciando la poca popolazione a soffrire di fame, a morire di peste e malattie, a doversi arrangiare per sfamare la famiglia. È un periodo di cui si sa poco, secoli in cui la Carnia viene “scossa” solo dalle liti tra paesi vicini, dal cambio del signore locale, da questioni legate a dazi e possedimenti. Un guizzo di “notorietà” arriva solo nel XVI secolo, quando l’imperatore Massimiliano scende dalla Germania ed entra in conflitto con la Repubblica di Venezia, che aveva allora esteso il suo controllo su quasi tutta l’area del Friuli e del Veneto. È proprio uno dei signori di Forni, Girolamo Savorgnan, a opporsi con audacia all’invasore, sconfiggendolo in Cadore dopo aver valicato il Passo della Mauria in pieno inverno. In questa e nelle battaglie che seguirono, presero parte anche alcuni valorosi abitanti di “Forno”, tanto da essere lodati pubblicamente.
Passata la guerra, e “sconfitta” la peste del 1511, la vita per gli abitanti di Forni riprende uguale, ossia duro lavoro, liti continue con i villaggi vicini, fame.
Proprio nell'Anno 1511 un pellegrino transitò per Forni di Sopra, avendo come meta la locale Chiesa di San Floriano Martire ed il Santuario di Sant'Osvaldo Re e Martire di Sauris di Sotto. Egli portò l'annuncio della peste che infieriva su vastissime zone al di qua e al di la dell'Arco Alpino nonché in vaste aree d’Europa, decimando le popolazioni. I Fornesi, terrorizzati, si appellarono alla protezione Divina mediante l’intercessione della Beata Vergine Maria promettendole, come voto qualora fossero stati preservati dalla pestilenza, di dedicarle una Cappella. Ottenuto il sospirato beneficio, fedeli alla loro promessa onorarono riconoscenti il voto fatto. Nell'Anno Domini 1515, tra l'attuale Santuario della Madonna della Salute ed il Torrente Tollina costruirono un “Oratorio Campestre”, da subito chiamato “al Capitèl dala Madona dala Salût”, dove raffigurarono la Madonna della Salute con ai lati i Martiri Rocco e Sebastiano. La notizia del voto e del modesto Oratorio si sparse velocemente nelle vicine zone di Cadore, Carnia e Val Tramontina e questo divenne oggetto di numerosi pellegrini per una preghiera, un'invocazione, per chiedere una grazia.
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MADONNA DELLA SALUTE 500 2015 chiesa affresco SANTUARIO 1716


È solo con l’inizio del XVII secolo che la vita inizia a migliorare, quando nascono le prime industrie l’agricoltura migliora e diventa più redditizia, nonostante alcune devastanti inondazioni. Caduta nel 1797 la Serenissima, il paese di Forni viene incorporato al Cadore dai francesi, che opprimo la popolazione con continui saccheggi e requisizioni, riportando gli abitanti a uno stato di grande povertà. Che per fortuna termina nel 1815 con l’annessione all’Impero austro-ungarico, che vede Forni rinconquistare una certa autonomia e ricostituirsi quel tessuto di agricoltori e piccola industria che era stato quasi annientato dal dominio francese. Dopo un cinquantennio di relativa calma, Forni e la Carnia tutta passano sotto il Regno d’Italia, migliorano le infrastrutture, e inizia una prima forma di frequentazione turistica.

La foto più antica di forni di sopra 1800

Mentre la secolare emigrazione stagionale della Carnia si basava sui Cramârs, dai “Forni Savorgnani” ogni inverno scavalcando la Mauria sciamavano per l’Europa i Tessitori. Rientravano d’estate a raccogliere i prodotti di quest’arte: lino e canapa uniti poi alla lana. Tramontata nell’Ottocento questa epopea crebbero i mestieri legati alle cave e al bosco, esercitati sempre nell’emigrazione e messi in pratica nelle case del paese. Costruite con pietra squadrata che non teme terremoti e travi di conifere che reggono metri di neve. Grandi costruzioni abbellite da pregevoli portali di color nero e rosato, opera degli esperti scalpellini fornesi; caseggiati riempiti dai prodotti della terra, da famiglie allargate che vivevano a diretto contatto con fienili e stalle, fianco a fianco con l’animale principe della comunità, la mucca.
FOTO VECCHIA FORNI CENTRO VICO
 
Da questo fecondo rapporto nacquero malghe e latterie sociali, salvando il Forni dalla miseria e facendo della montagna un eroico laborioso giardino di vita e ricercati orizzonti. Fu così che all’economia agricola e alle medievali locande (Alla Speranza, Alla Salute, Sacuidic) si affiancarono i primi ottocenteschi alberghi (Alla Rosa, All’Ancora).
Il Novecento sancì lo sviluppo di quella cooperazione, divenendo economia portante non solo agricola ma in tutti i settori del paese. Furono così fondate la Cooperativa di Consumo, la Cassa Rurale, due Cooperative di Lavoro, e la Cooperativa Idroelettrica (solo quest'ultima è sopravvissuta fino ai giorni nostri).

andrazza forni di sopra foto vecchia

Sconvolta dagli eventi della Grande Guerra, con il fronte che passa a breve distanza sul confine con l’Austria, la Valle del Tagliamento viene invasa dalle truppe imperiali austriache dopo la disfatta di Caporetto, vivendo quasi un anno di grande miseria. Sono 70 gli eroi fornesi caduti sul fronte della prima Guerra Mondiale, molti sono i Decorati al Valor Militare per le loro gesta eroiche. La seconda Guerra Mondiale è passata quasi indenne nel comune di Forni di Sopra, le uniche violenze e fatti d'armi sul territorio comunale sono stati generati da azioni partigiane. Per i valorosi fornesi che hanno combattuto sui fronti bellici invece, il tributo è stato pesante con molti caduti e dispersi. A questi eroi è dedicato il Parco delle Rimembranze eretto con 48 cippi commemorativi di fronte al cimitero di Forni di Sopra.
Terminate le ostilità, la vita a Forni di Sopra riprende con i ritmi di un tempo, con il turismo che torna ad affacciarsi su una vallata ancora incontaminata e dalla natura rigogliosa. Ma al contrario di altri luoghi sulle Alpi, qui lo sviluppo turistico non è immediato e caotico, ma si è preferito puntare sulla lentezza, sulla valorizzazione delle risorse e della cultura locale.
Nel 1954 nacque la prima Azienda di Soggiorno regionale della montagna (a Grado quella per il mare). Si affermarono vecchi e nuovi alberghi, venne asfaltata la Statale 52 “Carnica” (1956), videro la luce il cinema, il Camping, Taverna e Tavernetta, locali che hanno fatto la storia. Si costruirono “villaggi Tintai e Stinsans". L'agricoltura ha lasciato il posto al turismo.
La disastrosa alluvione del novembre 1966  causò morti, distruzione e profonde ferite al paese. Il grande terremonto del Friuli (1976) non causò danni al paese ma tanta paura e, purtoppo, la morte di Tullio D'Andrea, Alpino in servizio di leva a Gemona.
Alla fine degli anni '70 turismo è divenuto la stella polare di Forni di Sopra Dalle prime sciovie si passò alle seggiovie, si affermò il Varmost, si realizzarono campi da gioco, la piscina-palestra, la pista di pattinaggio, ora coperta, l’anello e lo stadio dello sci da fondo, pratica dove Forni gode di una consolidata tradizione.
Nel 1973 nascono i primi semi del futuro Parco naturale delle Dolomiti Friulane, che vedrà concretizzarsi l’area protetta nel 1990 con il Parco delle Prealpi Carniche, mentre l’istituzione ufficiale del Parco delle Dolomiti Friulane è del 1996. Un parco vissuto come un’opportunità, come fonte di reddito – economico, ma anche sociale – dagli abitanti dei paesi. Oggi Forni di Sopra e tutta l’alta Valle del Tagliamento si presentano con un territorio ricco di possibilità per un turismo attivo, dove tradizioni, natura, paesaggi e gastronomia si sposano in un felice connubio.
Negli anni 2000 il paese risponde alle nuove tendenze di un turismo della natura, del cibo tradizionale, della cultura, puntando a differenziare l’offerta, aiutando il comparto agricolo, creatore di paesaggi e pregiati prodotti locali (casere come agriturismo), riconoscendo il valore di aziende di qualità ormai affermate in campo nazionale come “Legnolandia” capofila nella filiera del legno friulano, la birra artigianale di "Foglie d’Erba" e altre che si spera crescano nel campo dell’arte e della gastronomia.
Sono sorte e consolidate realtà che valorizzino l’autenticità di ciò che esiste e di ciò che è stato. Con uno straordinario lavoro di appassionati volontari sono stati allestiti il Museo Rurale Fornese nella grande ex Latteria di Vico ed il Museo etnografico Filo dei Ricordi a Cella nella sala congressi chiamata “Ciasa dai Forness”, e la riscoperta e la promozione del fornese più conosciuto nel mondo: il grande costruttore di oboi, flauti e fagotti Giovanni Maria Anciuti.
Dal 29 giugno 2009, data della proclamazione delle  Dolomiti Patrimonio dell'Umanità UNESCO, le frastagliate creste che sovrastano il paese sono diventate un patrimonio da gustare e condividere ogni giorno con gli ospiti della valle.

 FORNI DI SOPRA PANORAMICA NEVE DK

 

Documento storico:

Le origini di Forni di Sopra secondo gli scritti di Monsignor Fortunato De Santa

monsignor fortunato de santa fornidisopra

Monsignor Fortunato De Santa, il fornese più illustre della storia, nacque a Forni di Sopra il 9 agosto 1862, da Giovan Battista ed Anna Pavoni, modesta ed esemplare famiglia della frazione di Vico.

Studioso ed autore di molte importanti pubblicazioni: cronistoria dei Forni Savorgnani, molti manuali per le scuole e le famiglie, elenco delle piante medicinali di Forni di Sopra, illustrazione storico artistica della Chiesa Monumentale di San Floriano e molti testi teologigi. Leggi chi era Fortunato De Santa...

Affatto ignote ci sono le origini dei due Forni Savorgnani: ma dalle toponomastiche induzioni e dalle monete qua e là scavate, si può con fondata probabilità farle risalire all’era romana. Basterebbe a comprovarlo l’etimologia di Vico, da vicus - villaggio capoluogo del comune di Forni di Sopra, e una delle frazioni di Forni di Sotto, oltre il nome di varie località che si potrebbero addurre, tutti derivati dal latino, ed in fatto di monete basta ricordare fra le altre, una recente dell’imperator Gordiano (sec. III) ritrovata nelle vicinanze di Andrazza. 
Caduto l’impero romano (476 d.C.) anche questa vallata subì le varie incursioni dei barbari, che con i Longobardi, lasciarono le loro tracce in parecchi sarcofaghi che qui si rinvennero, contenenti fra le molte ossa, delle fibule, degli spilli e degli altri ornamenti caratteristici di quei popoli. 
Il primo documento per che irrefragabilmente ci attesta l’esistenza di uno dei due paesi,l’abbiamo in una donazione fatta l’anno 778 dal duca Tassilone (1) all’abbazia di Sesto. Questo Tassilone era Duca di Baviera, discendente dalla stirpe degli Agilulfi, il quale ad istigazione della propria moglie Luitberga figlia di Desiderio, essendosi ribellato a Carlo Magno, fu da questi deposto e rinchiuso in un chiostro. Con quest’atto di donazione il Duca cede all’abbazia di Sesto, a suffragio dell’anima del suo Re, il villaggio di Forni con sue pertinenze: 
«Nel nome del Signore Iddio e Salvator Nostro Gesù Cristo, felicemente regnante 1’Eccellentissimo Signor Nostro Re Carlo l’anno secondo dacchè occupò l’Austria, nel mese di Gennaio, Indizione prima: e della Signora Nostra, da me con timore e tremore a nominarsi, Beata Santa Maria Genitrice del Signor Nostro Gesù Cristo, Io Masselione per l’aiuto della Misericordia del Signore Duca, se lo merito, vostro donatore ed offerente; do, dono ed offro alla predetta Santa Chiesa situata nella località di Sesto, ossia a voi Beato Abbate e Monaci quivi dimoranti, ad utilità del Pio Signor Nostro Re Carlo e suffragio dell’anima sua; un villaggio situato fra i monti che si chiama Forni con tutte le sue adiacenze o pertinenze quali sono le terre, i casali, i prati, i pascoli, i boschi, i pomiferi, i monti, le acque,gli stavoli, le case, i cortili, il ferro ed il rame col più grande e più piccolo peculio, coi mobili ed immobili alle stesse case appartenenti, o che nostri uomini conoscono avere in loro mani; come appartenevano alla regia corte a noi commessa; ad utilità dell’anima mia, ed a splendore stabilità ed incremento del Regno del Signor Nostro Carlo; stante che, come abbiamo sopra stabilito, si fa lecito a questo Santo e Venerabile luogo da oggi in poi di tenere e possedere la predetta donazione, senza che alcuno possa inquietarlo e contradirlo, e se qualcuno ardirà turbare la donazione predetta soggiaccia di sborsare venti Marchi (Mancoseos) d’oro al Signor Re che sarà in quel tempo, e tuttavia la donazione rimanga valida e ferma.
       Io Orso Notaio comandato da Masselione, per aiuto di Dio Duca, scrissi, sottoscrissi, e rilessi in sua presenza e completai seguente pagina di donazione e di offerta; come nei nostri e nei futuri tempi a Voi Beato Abbate o successori vostri sia lecito tranquillamente possedere, nella qual pagina di donazione ci facciamo di mano propria il segno della santa Croce». 
Da quest’atto di donazione emerge anzitutto che un villaggio dei Forni fu giurisdizionalmente soggetto all’abbazia di Sesto, e fra due propenderei a ritenere essere il villaggio di Forni di Sopra, perché appunto nel suo territorio vi ha una località ancor oggidì chiamata Badia, e Cella chiamasi pur oggi una sua frazione. In secondo luogo risulta dall’atto stesso, che in quel tempo vi erano nel territorio delle miniere di ferro e di rame, il che verrebbe pur confermato dal nome stesso di Forni. Tali miniere però vennero forse del tutto esaurite per modo che oggi non si può decifrare il luogo di loro antica esistenza. 
Pel corso di oltre quattro secoli non si trovano altri documenti che accennino ai Forni Savorgnani, ad eccezione del castello di Forno più volte ricordato prima ancora del secolo X. Veramente, furono ben tre i castelli nei Forni Savorgnani; uno situato a nord-ovest di Forni di Sotto in una prominenza denominata tuttora Çiastelàt, l’altro in Forni di Sopra in una collina fra le frazioni di Cella ed Andrazza denominata tuttora Cuol di Çiastiel, ed un terzo situato a sud-est di Andrazza sopra una prominenza denominata Sacuidic. Quest’ultimo sembra essere stato un semplice castello di vedetta ivi costruito per sorvegliare la strada sottostante che era posta in riva al Tagliamento. Essendo poi desso stato distrutto per incendio, e non essendosi ritrovato negli scavi che alcuni piccoli aquileiesi (2) non si può con sicurezza decifrare l’epoca di fondazione; ma si hanno però dei dati che ci fan credere che non risalga oltre il secolo XII. Un altro adunque deve essere il castello di Forno, ricordato, come dissi, prima ancora del secolo X; ma quale fosse fra gli altri due, non si hanno dati per poter con certezza definire.  

castello di sacuidic

Gli attuali resti del castello medievale di Sacuidic (in alcuni scritti è indicato come Saquidic ed anche Sacquidic)


Sebbene però, come sopra accennai, non si posseggano documenti riguardanti il paese nei susseguenti quattro secoli, è nullameno fondato il supporre che il paese abbia seguito le vicende dell’abbazia a cui era soggetto; e perciò fra i ventidue villaggi compresi nella concessione fatta l’anno 967 da Ottone I al Patriarca d’Aquileia Rodoaldo, si può arguire essere stato altresì compreso il villaggio di Forni. Ad ogni modo egli è certo che al cominciare del secolo XIII i due comuni stavano già sotto il dominio Patriarcale; e nel 1224, nel qual anno si fissarono i confini tra Forni di Sotto ed il comune di Claut, figura già un gastaldo del Patriarca Bertoldo fra i testimoni. I Patriarchi però tenevano in se solo l’alto dominio, ed investivano della giurisdizione del paese dei feudatari o signorotti, che loro si vincolavano in tempo di guerra, pagavano il landemio ed un annuo tributo. Fra i feudatari dei Forni troviamo ricordati: nel 1277 un Diopoldo, un Francesco, un Raimondo ed un Verna; e più tardi un Mainardo ed un Arnoldo. Ci vengono pure ricordati un Sturido, un Bartolomeo e Zuffone, un Paolo, ed un Raimondino. Ci si presentano poi investiti dai Patriarchi di masserie speciali nel territorio di Forni fra il 1253 ed il 1255 un Guarnieri di Artegna, certo Stefano di Zegliacco, certo Enrico di Mels ed un Rogerino da Milano. Nel 1300 troviamo investito della Signoria di Forni certo Francesco di Socchieve che si obbliga solennemente cogli abitanti dei due comuni di mantenerli nell’esercizio di tutti i loro diritti e delle consuetudini che suo padre Leonardo ed Arnoldo quondam Mainardo aveano antecedentemente rispettato (3). 
Morto questo Francesco, fu dal Patriarca investito della giurisdizione di Forni certo Gualtiero quondam Ermano di Nonta contro del quale reclamarono al Patriarca gli abitanti ed insieme ad essi i figli del predetto Francesco. Si lamentavano che egli fosse venale nelle cause, e che nelle sentenze a lui sfavorevoli, dal meriga si appellasse agli stessi suoi vassali. Dicevano che non voleva mai mandare ad effetto una sentenza, già pronunciata, e che molte controversie le decideva a proprio arbitrio. Il Patriarca fece esaminare i loro reclami da frate Giovanni abbate di Rosazzo, che udite le parti, sentenziò che Gualtiero non potesse a suo arbitrio molestare gli abitanti di Forni; ma udire e difendere le ragioni di ognuno, e pronunciar sentenza giusta gli statuti locali, ed una volta pronunciata mandarla ad effetto, salvo sempre il diritto d’appello vicendevole fra i due comuni, od in III istanza dal Patriarca, come era stato sempre anticamente praticato. Tal sentenza fu pronunciata in Gemona l’anno 1320. Sei anni dopo questo Gualtiero vendette per 150 marchi doppi di moneta aquileiese i castelli e la giurisdizione di Forni ad Ettore Savorgnano, che da quel punto serbò per quasi cinque secoli nella propria stirpe il dominio; donde ne venne ai due comuni l’appellativo di Forni Savorgnani. 
Questi feudatari dipendevano, come dissi più sopra, dai Patriarchi dai quali dovevano ripetere l’investitura ad ogni mutamento di dominio. Essi pero non risiedevano nei paesi, ma tenevano nei due comuni un gastaldo che veniva eletto dalla vicinia e confermato dal Signore a cui prestava giuramento «di far le cose utili, lecite e necessarie al comune e di tenere le ragioni dei loro patroni e dei loro legittimi rappresentanti». Unitamente al meriga che allo stesso modo veniva eletto e confermato dal Signore ed ai giurati decideva le liti in prima istanza. L’appello (II istanza) si faceva a vicenda fra i due comuni; e i delitti di sangue e le decisioni in ultimo appello, (III istanza) erano riservati al feudatario. Se poi fosse insorta lite con altri comuni, o si avessero dei reclami contro lo stesso feudatario, era riservata la decisione al Patriarca, e cessato il dominio patriarcale al Luogotenente della Repubblica; i quali fungevano, anche nelle altre cause, da Corte Suprema. 
Il meriga era tenuto a dar subita partecipazione di ogni delitto al Signore, ad eccezione delle semplici offese personali per le quali prima di denunciarle dovea lasciar passare le 24 ore, onde le parti potessero, meglio pensando ai loro casi, rappacificarsi. Se poi trattavasi di fatti di sangue doveano essere denunciati anche se casuali e non imputabili all’autore. E siccome non di rado avveniva che tali fatti fossero celati dal meriga per evitare le noie ed i dispendi di quei lunghi processi; fin dal 1560 si incominciò a consegnare ai gastaldi dei due paesi due libri numerati e segnati carta per carta col bollo Savorgnano in cui doveano essere registrati tutti i fatti accaduti e le denuncie fatte con le relative date e testimoni sotto pena di L. 100 ad ogni ommissione. Nei casi di morte violenta o di ferita con pericolo dovea curare che il ferito od il cadavere fesse visitato da un chirurgo assistito da un notaio che di mano propria vi scrivesse il suo giudizio. Tali libri poi venivano ogni anno visitati dal Capitano di Osoppo nella visita che faceva a nome dei Savorgnani ai due comuni. Nei giudizi oltre al rispetto ai pubblici ufficiali, si esigeva il massimo rispetto a Dio onnipotente come anco alla Vergine et ai Santi, e chi avesse ardito pronunciar contro di essi una bestemmia cadeva irremissibilmente nella pena di Marca una etiam ad arbitrio del Giudice secondo la qualità della bestemmia.  
Così formava materia di giudizio la violazione del precetti della Chiesa. Se, a mo d’esempio, qualcuno, salvo i casi di necessità avesse ardito di lavorare la festa cadeva nella pena di L. 2.00 (del 1640). 
Oltre gli affari giudiziari, il meriga presiedeva altresì agl’interessi amministrativi del comune. Tali interessi venivano trattati in vicinia che era costituita dalla riunione e dal voto di tutti i capifamiglia del paese, e si riuniva in Forni di Sopra sulla piazza della fontana ed in Forni di Sotto sul colle di S. Martino. In queste vicinie, oltre il meriga ed il gastaldo, venivano eletti tutti gli altri pubblici ufficiali; ed eventualmente venivano pure eletti dei procuratori speciali nelle loro liti, ed in tempi di caristie, degli incaricati speciali per la provvista in comune dei generi alimentari. Deliberavano inoltre in queste vicinie sul buon governo dei boschi, sul godimento dei pascoli e delle malghe, sugl’interessi delle Chiese, sull’assestamento delle strade, sullo sgombro delle nevi e sugli acquisti o vendite d’interesse comune. In vicinia si prescrivevano pure certe formalità giuridiche o si proscrivevano degli abusi invalsi nel foro.  
Se ci facciamo poi a considerare l’andamento economico dei due paesi, sebbene tre secoli or sono contassero unitamente appena 1200 abitanti, ci si presenta un quadro di desolante miseria. Salvo i pochi artisti indispensabili al conviver sociale e qualche tessitore che si portava a lavorare nelle vicine città, vediamo l’industria quasi affatto trascurata. I prodotti dei campi fino al secolo passato coltivati puramente ad orzo, a segale ed a fava, davano loro il vitto per due mesi appena, ed i frutti della pastorizia doveano supplire al restante. E per di più vi erano mille gravami, mille livelli da pagare. Vi erano dei livelli col monastero di Gemona (1376-1253), ve ne erano naturalmente coi feudatari ai quali, almeno nei tre ultimi secoli, ogni paese pagava. L. 98.00 per la sola decima, vi erano dei livelli per le Chiese e fin dal 1449 si facevano dei molti generali alle Chiese di San Giacomo e S. Floriano in. Forni di Sopra, come si continuano tuttora. E poi vi erano i dazii di muda nel trasporto delle derrate, i dazii di beccaria, la tassa della macina, del campatico e andate dicendo. Dippiù stava a loro carico il mantenimento delle proprie cernide in tempo di guerra, stava a loro carico il riatto e la manutenzione delle strade, lo sgombro delle nevi, e la somministrazione dei cariaggi pei pubblici servigi a norma dei bisogni. E quasi tutto questo non bastasse, si aggiungevano le spese delle frequentissime ed interminabili liti che sostenevano coi paesi limitrofi e bene spesso fra i due medesimi comuni di Forni.
 
Nel secolo XIII oltre le questioni di giurisdizione ecclesiastica fra i due comuni che fu portata fino al Pontefice Innocenzo III; vi fu la questione per confini tra Forni di Sotto ed il comune di Claut, questione che fu risolta nel 1224. Nel secolo seguente oltre la collisione, già ricordata, con Gualtiero di Nonta, nel 1320, e la recrudescenza della questione ecclesiastica fra i due comuni che si agitò nel 1347; vi fu col Codore la famosa questione pel monte Mauria. Pagan Savorgnano vantava la giurisdizione, e Forni di Sopra il dominio di esso monte, dominio e giurisdizione che loro veniva contestata dal popolo Cadorino. Il Patriarca delegò giudice in tal controversia il nobiluomo Signor Giacomo Marnet Marchese d’Istria, ma non potendo egli pei molteplici suoi affari assumersi tale incarico; il Patriarca incaricò a far sentenze in questione il Capitano del Codore certo Alessandro Brugno. Egli assunse dieci uomini cadorini dei più anziani e disinteressati in questione, e convocò sopraluogo il Savorgnano con dieci uomini integerrimi di Forni di Sopra, ed udite le ragioni di parte; decretò che il Rio Stabio ed il torrente Torre segnassero i confini fra i due paesi. L’atto di terminazione fu scritto sopra luogo, e precisamente sulle sorgenti del Tagliamento il 6 giugno 1353. Tale questione però rincrudì venti anni dopo sotto il Patriarca Marquardo che commise di riedifinire tal lite a Rinaldo della Porta; e di nuovo si agitò nel seguente secolo dal 1435 al 1441 pel riatto della strada, e nel 1484 in causa dei pascoli e finalmente nel 1609 pel taglio di un bosco sul Mauria stesso. Anzi avendo in allora quei di Forni tentato di opporsi al taglio; nell’Aprile di detto anno, uscì tosto una gran moltitudine di Cadorini armati di tutto punto e sterminarono detto bosco. Là colsero fra gli altri un povero fabbro di Forni, e caricatolo di percosse, lo rinchiusero tutto malconcio per ben tre mesi in prigione, finché dal Capitano e dai Savorgnani fu di comune accordo definitivamente appianata ogni questione. 
Nel tempo stesso che, ritornando al secolo XIII, Forni di Sopra si agitava per la questione del Mauria; gemeva pure sotto gli orrori della fame. Scoppiata nel 1348 l’orribile pestilenza che desolò l’intera provincia e spopolò dei villaggi nella Carnia; tennero dietro alcuni anni di orribile carestia, ed era ancor recente la memoria dei due flagelli che sopravennero pei poveri abitanti le angarie del terzo flagello: la guerra. 
Morto il Patriarca Marquardo veniva eletto in sua vece nel 1381 il Cardinale Filippo d’Alansone; ma tosto contro il nuovo eletto si schierò una fazione di sediziosi a capo dei quali si pose il Savorgnano Federico. Dopo varie lotte sostenute contro il partito del Patriarca nel Friuli; il Savorgnano entrò nella Carnia, fece capitolare Tolmezzo e proseguì pel canale di Socchieve alla conquista del Codore. «Ma prevedendo, (riporto quasi le testuali parole di una antica promemoria) che l’impresa del Codore sarebbe riuscita difficile in riguardo del prossimo inverno che suole in quelle parti montuose apportare gran quantità di neve, impedimento notabile nella condotta degli eserciti; sospese a miglior stagione il proseguirla. Ma trattenendosi il Savorgnano di quartiere quella stagione nella Carnia (probabilmente nei suoi possessi di Forni), maneggiò secretamente la resa del Codore. Per meglio facilitare l’esito vi spedì alcuni fidali del suo castello di Forno sotto pretesto di trattare come solevano, affari di merci, e concretarono la resa. Filippone della Torre che era stato posto dal Patriarca Capitano del Codore, venne a tradimento fatto prigioniero e così senza spargimento di sangue anche il Codore prese le parti del Savorgnano».
 Nel 1412 questi paesi dovettero di nuovo sostenere angherie e forse vessazioni dagli Ungari qui passati col Misitino per l’occupazione del Cadore; essendo più che probabile che i due paesi si sieno schierati con. Tristano loro Signore a sostenere le parti della Repubblica. In questo secolo dal 1465 al 1471 dovettero pure fornir cernide per far fronte alle varie incursioni dei Turchi; ed oltre le guerre, non mancarono neppure in esso le collisioni, ma si agitarono con più violenza che mai fra i due stessi Comuni di Forni.  
Vi furono delle questioni nel 1406 in causa di confini, che si prestò ad appianarle certo Nicolò da Venzone, ne furono nel 1420 per pascoli nella località di Daguossas, nel 1488 pel monte Fluattas che Tristan Savorgnano decretò che fosse goduto da Forni di Sopra dal giorno di S. Michele a tutto Maggio, e riservò gli altri mesi per Forni di Sotto. Ma la grande questione che si agitò in questo secolo fra i due paesi fu la smembrazione delle due parrocchie.  
Già, come accennai, fin dal 1205 si era agitata la questione qual delle due Chiese, se cioè quella di S. Maria in Forni di Sopra o quella di S. Maria e Martino in Forni di Sotto, dovesse esserne la matrice. La controversia fu inoltrata al Pontefice Innocenzo III che delegò giudice in questione il Vescovo di Belluno e Feltro Turisini. Convocate le parti, ed affermando i procuratori di Forni di Sopra che la loro e chiesa era di antichissima data chiesa battesimale e matrice di tutte le altre chiese sia di propria pertinenza che di quelle di Forni di Sotto, asserendo invece i procuratori di Forni di Sotto il contrario, dopo esaminati i titoli, e pesate le ragioni delle parti; sentenziò che venga riconosciuta per Matrice la Chiesa di S. Maria e Martino di Forni di Sotto, e che perciò un sacerdote di detta chiesa dovesse portarsi in Forni di Sopra per la benedizione solenne del battistero il Sabbato Santo e la Vigilia di Pentecoste. Vi fu in seguito bensì, nel 1347 un nuovo screzio in argomento ma tuttavia le cose procedettero relativamente calme fino al 1445. In quell’anno, dietro istanza del comune di Forni di Sopra. che in quel tempo avea una maggior popolazione di Forni di Sotto, il Cardinal Lodovico Mezzarotta Patriarca di Aquileia elevava la lor Chiesa di S. Maria in pievana dipendente direttamente dal Patriarca. S’opposero tosto a tal decreto il pievano ed i Sindaci di Forni di Sotto, ma nel 1448, per opera specialmente di Giovanni da Pistorio, aderirono con un concordato all’erezione di Forni di Sopra in pievania rurale esigendo ottanta ducati a beneficio della prebenda parrocchiale di Forni di Sotto. Tale accordo venne giurato dalle parti e tosto dal Patriarca confermato. Ma una frazione di malcontenti che trasse tosto alla propria parte i Sindici ed il Pievano stesso, porse reclamo al Patriarca, dicendo che per tale concordato veniva seriamente compromessa la pubblica tranquillità, pel litigi, e poi disordini che nascevano per questa causa nei due comuni. Il Patriarca incaricò il proprio Vicario certo Guarnero di Artegna di appurare la cosa ed egli, troppo credulo ai malcontenti, nella speranza di tranquillizzare gli animi, annullò nel 1449 il concordato e rimise le cose nello stato primiero. Ma questo non fece che inasprire la controversia. Imperciocchè gli abitanti di Forni di Sopra, per mezzo del loro Sindaco, l’erudito notaio Nicolò Buliola, ricorsero a Roma, ed il Pontefice Nicolò V nell’anno 1451 delegò giudice in questione il canonico Giovanni di Maniago. Questi meglio appurate le cose ed udite e discusse le ragioni di parte, confermò pienamente l’accordo, e dichiarò la chiesa di S. Maria di Forni di Sopra affatto immune da qualunque soggezione a Forni di Sotto; obbligando però quel comune a sborsare entro tre anni al Parroco di Forni di Sotto gli ottanta ducati. Che se: il Parroco di Forni di Sotto si rifiutasse di accettarli, li mettessero in deposito presso una persona solvente. Tale sentenza fu pronunciata l’anno 1455, ma anche contro di essa reclamarono quelli di Forni di Sotto dicendo di voler ricorrere con migliori informazioni al Pontefice, e prima di ottenere una sentenza definitiva venne l’anno 1470.  
In allora il Vicario Patriarcale Andrea Vescovo di Ferentino impose una buona volta di. farla finita, e confermò di nuovo l’accordo del 1448, aggiungendo agli ottanta ducati da sborsarsi al Parroco di Forni di Sotto altri venti per l’affitto. Ma che? Il Parroco si rifiuta di accettarli e si deve nuovamente porsi in lite, finché l’anno 1478 il Vicario Patriarcale ordinò che i cento ducati si investissero in tanta rendita dalla quale provenisse al Parroco di Forni di Sotto un reddito di cinque annui ducati, e venne nominato a primo Parroco di Forni di Sopra un certo Bernardo. Ossequienti a tal mandato quelli di Forni di Sopra versano tale importo al Savorgnano che chiede garante per l’annuo livello, certo Bernardino Sbroiavacca nobiluomo udinese. Ma quelli di Forni di Sotto protestano di nuovo, -dicendo che il Savorgnano, essendo loro Signore, metteva reverenza nella riscossione, e lo Sbroiavacca essendo troppo distante rendeva loro gravoso il rimborso. Di nuovo si mettono in lite e finalmente nel 1494 il Vicario Capitolare certo Geronimo impose fine ad ogni lite, dichiarando valido il deposito fatto e minacciandoli delle pene ecclesiastiche se avessero ardito ancora di porre innanzi tal questione. Avendo nulla meno nel 1512 il Pievano di Forni di Sotto Sebastiano de Signoribus dovuto di nuovo porsi in lite per due affitti lasciati dal Savorgnano e dallo Sbroiavacca in arretrato; il livello fu estinto, ed investito in tanti beni stabili nel comune stesso di Forni.  
Il secolo XVI si aprì con la discesa di Massimiliano imperatore contro la Repubblica Veneta, (1508) ed uno dei principali condottieri che si oppose alla calata dei Tedeschi fu Girolamo Savorgnan. Incominciò egli a prender parte alla guerra nel Cadore, e da Forni nel pieno inverno entrò per il Mauria in Lorenzago in aiuto dell’Alviano. I due prodi generali sconfissero pienamente il nemico nella celebre battaglia di Rusecco avvenuta fra i paesi di Tai e Valle di Cadore. Nel Giugno 1509 i Tedeschi col loro duce Anhalt per il Mauria entrarono nuovamente nel Codore, ma giunti a Domegge, furono dai Cadorini e Veneziani nuovamente sconfitti a Vallesella. Nel 1512 fu fatta una tregua, ma riprese tosto le ostilità, ben presto tutta la provincia cadde sotto il Tedesco ad accezione del castello di Osoppo validamente difeso dal Savorgnano; ma per opera di questo mutate ben presto le sorti, il Tedesco fu. decisamente sconfitto e la patria fu libera. A queste guerre, oltre le 100 lancie allestite, presero parte anche in persona alcuni valorosi di Forni, e ne furono altamente lodati dal Luogotenente, e questa loro prodezza e fedeltà veniva sempre inserita nelle istanze che fecero nel 1520 per l’esenzione dai lavori nel ponte d’Ariis, e nel  1522 per l’esenzione dell’imposta dei galeotti. Al flagello della guerra si unì anche ora la peste, che ricomparve nella provincia l’anno 1511. Anche i due villaggi di Forni restarono grandemente intimoriti, come si esprime un’antica memoria, dal pestial flagello che da vicino incrassava e già cominciava a patire il paese; per cui fecero voto in Forni di Sopra di costruire un sacello sacro alla B. Vergine della salute, che con l’unite immagini di S. Rocco di S. Sebastiano costrussero nel 1515; in Forni di Sotto decretarono di erigere un sacello in onore di San Rocco e fu eretto nel 1521, e subito il paese sentì il beneficio della liberazione da un tal flagello.  
Nemmeno in questo secolo mancarono le liti. Vi furono delle liti col Savorgnano nel 1520-22 e di nuovo nel 1564. Vi furono liti fra due comuni nel 1560 pel bosco della Ruodia, e due anni dopo per la strada di Rio Verde. La manutenzione della strada che da questo rio si estendeva sino ai confini di Ampezzo, stava a carico del comune di Forni di Sopra, e dal rio Fielda (Vignorosa} sino alla chiesa di S. Antonio del Corso a carico del comune di Forni di Sotto. Contro quest’indebito gravame i due paesi aveano fin dal 1422 protestato; e nel 1467 e di nuovo nel 1470, la Serenissima condannò il comune di Ampezzo alla manutenzione della strada fino al proprio confine. Restava ancora per Forni di Sopra gravame indebito la strada del Rio Verde, e per essa incominciò a litigare con Forni di Sotto, lite che fu chiusa il 26 Settembre 1562. Forni di Sotto fu costretto ad assumere la manutenzione, ma Forni di Sopra dovette sobbarcarsi al tronco di strada che dal Marodia giunge a Mezzavia nonchè sborsare a Forni Inferiore ottanta Ducati a titolo d’indennizzo. 
Litigarono inoltre fra loro nel 1580 per pascoli e Forni di Sopra sostenne nel 1575 con Cimolais una lite per confini. 
Ma in sullo scorcio del secolo sopraggiunsero pei due paesi alcune annate di orribile carestia. Fin dal 1571 Forni Sotto era costretto a ricorrere ad un prestito in comune per provvista di grano, e nel 1596 Forni di Sopra ricorreva ad un prestito di ben 500 Ducati dalla Monaca Cristina Zorzi. Il peggio si era che i popoli circonvicini aveano stretto una specie di monopolio sulle derrate, a segno che nel 1578 dovette intromettersi lo stesso Luogotenente a regolarne i contratti: e nel 1590 la miseria era ridotta a tal punto che il Luogotenente Donà dovette proibire sotto pena di bando e di galera ai creditori di far esecuzioni per debiti privati fino al venturo raccolto.  
Salvo la guerra avvenuta fra la Repubblica e l’Arciduca Ferdinando sul primordio, il secolo seguente passò senza fatti d’arme; ma pei nostri due comuni non mancarono le liti e le intestine discordie. 
Litigarono per essere esonerati dal concorrere alla costruzione della fortezza di Osoppo, e ne furono dal Luogotenente dispensati nel 1630. Otto anni dopo essendo stati di nuovo molestati per tale aggravio, si misero in aperta ribellione e respinsero le stesse lettere d’invito, per cui furono in una Ducale della Serenissima severamente comminati. Litigarono per la esenzione dei dazii di muda contro Ampezzo e Pieve di Cadore; litigarono per l’esenzione dall’imposta dei galeotti ed ottennero, come nel 1522, un nuovo sgravio nel 1655. Litigarono finalmente per essere separati, nei dazii di macina, dal resto della Carnia; e nel 1656 furono dal doge Bertucio Valerio esauditi, anzi vennero ridotti Dazii di macina pei due Forni V. L. 343.18. 
Comunquesia questo secolo segnò un progresso pei due paesi. Vediamo infatti l’industria tessile vieppiù estendersi e l’istruzione progredire. Vi sono nei due paesi parecchi notai per opera dei quali in Forni di Sotto nel 1606, e nel 1640 in Forni di Sopra incominciarono a compilarsi gli Statuti o Regole che formavano un codice di regolamento interno dei due paesi; e sulla fine del secolo vengono pure sistemati dal parroco De Micheli i redditi della prebenda parrocchiale di Forni di Sopra. La fine però di questo secolo venne funestala dalla terribile inondazione dell’Agosto 1692. 
Veramente vi furono altri luttuosi disastri in questo secolo, e resterà sempre memorabile l’anno 1632 nel quale i due villaggi furono devastati da Terribili inondazioni, ma desse sono un nulla raffronto alla ricordata inondazione del 1692.
«Due giorni e due notti continue. (Così la descrive il Grassi), fu tanta e sì furiosa pioggia che parea fossero aperte le cateratte del ciclo e gli abissi della terra. Scaturirono fonti dove prima non erano e col tuonare tremò la terra: perlochè entrò spavento tale negli uomini che molti credettero essere già arrivata la fine del mondo». 
«E da questa impetuosa escrescenza dei torrenti, (così si esprime in una lettera del 1713 il Doge Giovanni Cornelio), furono innondate le strade, gli edifici e le Chiese, furono devastate ville e divorati terreni in monte ed in piano; e perciò si è giustamente commossa la pietà pubblica e con paterna predilezione e concorsa in suffragio degli occorrenti ripari calcolati per la somma di Ducati 170.000; condonando per due decenni il dazio della macina». 
Da questo condono però esteso per 28 anni a tutta la Carnia, furono esclusi i due Forni Savorgnani siccome dalla Carnia stessa separati. Non già che qui non si avessero a lamentare gravi danni: che a prova basta ricordare il subissamento di Buarta, paese situato quasi ai confini di Forni di Sotto, dove perirono gran parte degli abitanti; ed il Tagliamento, essendogli dalla valanga, intercettato il passaggio, avea dovuto retrocedere formando un gran lago. Tanto e vero che meglio esaminate e ponderate le cose, nel 1707 anche questi due comuni furono compresi nell’indulto.  
Sebbene però questa inondazione avesse dovuto al certo serbarsi memorabile per molti secoli, la sua ricordanza fu per Forni di Sopra ben presto cancellta, da un’altra ancor più memorabile avvenuta nel 1748. Dessa fu causata da un nubifragio che all’improvviso, come si esprime un cronista contemporaneo, «ingrossò l’acqua del Tollina siffattamente che diroccò dai fondamenti la canonica col l’orto contiguo ed appena il Piovano potè salvar la vita restando qual naufrago coi puri e soli abiti che teneva indosso. In. questa inondazione perirono sommerse tutte le memorie dei Battizii Sposalizii e Mortori in un con quanto racchiudevasi nella predetta canonica divenuta ludibrio e bersaglio delle onde altiere». Insieme alla canonica l’impeto della corrente asportò altre 14 case che formavano il borgo Cià di Pavon, e produsse dovunque tali danni, che a perennarne la memoria, il giorno 18 Agosto ogni anno si usa qui dare un segno col tocco di tutte le campane. 
Salvo la lite contro Tolmezzo pel pontasio in sul principio, e quella sostenuta dal comune di Forni di Sopra contro i fratelli Schiaulini per la riconfinazione del 1796 in sulla fine, questo secolo passò abbastanza tranquillo pei due comuni. Le industrie continuarono a prosperare, si diffuse la coltivazione del granoturco e delle patate, e l’agricoltura coltivata coi nuovi prodotti su più vasta scala, pose un argine alle frequenti carestie da cui venivano spesso travagliati per il passato. Forni di Sotto si approfittava di questa sua prosperità per costruire nel 1736 la piccola chiesetta di S. Rocco, e nel 1775 dava mano alla costruzione della Nuova Chiesa parrocchiale che in un decennio portava a compimento. Consacrata nel 1790 questa chiesa possiede ben tre corpi santi, cioè quello di S. Celestino M. posseduto fin dal 1775, quello di S. Minia M. collocato nel 1821, e quello di San Istercoria nel 1885. Oltre l’antica chiesa di S. Lorenzo, che vanta 5 secoli almeno di antichità, avvi ancora in Forni di Sotto la Chiesa della B.V. della Pietà che fu ristorata nel 1824. Approfittando di questo benessere economico, Forni di Sopra edificava nel 1776 il suo magnifico campanile ed in seguito i due paesi affrancavano nel 1799 ogni loro livello di decima coi Savorgnani; ma questa loro prosperità svanì ben presto proprio in sul finire del secolo.
Caduta nel 1797 la Repubblica Veneta i due paesi di Forni furono dal governo Francese incorporati al Cadore: e tosto incominciarono le famose requisizioni che dai carri, dai buoi e dal fieno, finirono con le camicie, le coperte da letto e l’argenteria delle Chiese. 
«E da queste fatali requisizioni ed aggravi come si esprime una delibera del 15 settembre 1802 del comune di Forni di Sopra, ebbe principio il consumo di parte delle vizze e boschi componenti il di lui patrimonio. Le cause, (continua), in appresso sostenute, la confinazione dei beni comunali ed altri impegni, cagionarono altra buona parte d’esterminio dei boschi, e finalmente i generali e replicati ripartimenti di biave e di denaro in questi anni di malattie e di penuria cagionarono l’ultimo esterminio a questo loro unico patrimonio». 
Costituito nel 1815 il regno Lombardo-Veneto, Forni di Sopra per sollevare la miseria da cui gli abitanti erano oppressi, passava ad una suddivisione di parte dei beni comunali, ma la miseria si aggravava e si rendeva orribile negli anni 1816-17-18. Sopravvennero poi annate di abbondanza e di quiete, e di queste Forni di Sopra si approfittava per costruire la sua vasta Chiesa parrocchiale nel sessennio 1835-41 e tosto nel triennio 1849-52 costruiva la Chiesa della B. V. della Salute. Oltre queste due chiese e quella di S. Floriano fin sul principio ricordata, che vanta quasi sei secoli di antichità, vi e la Chiesa di S. Vito in Andrazza costruita nel 1626, e di nuovo ristaurata nel 1742, essendo in parte insieme a cinque case vicine distrutta da un incendio, e quella di S. Giacomo in Vico. Quest’ultima chiesa di antichissima data fu restaurata nel 1461 come si rileva dall’iscrizione gotica posta in sulla porta maggiore Anno Domini MCCCCLXI die ultimo mensa Madij aedificata finiti haec Ecclesia.  
Salvo la insurrezione del 1848 a cui presero parte i due paesi con la resistenza al Passo della Morte; non successero fatti d’armi di sorte; e perciò vieppiù andarono qui prosperando l’istruzione e l’industria. Ed oggidì grazie ai numerosi ed intelligenti artisti che girano l’Europa e per fin la lontana America, grazie all’istituzione di quattro floride latterie sociali, grazie alle facili comunicazioni apportate dalla nuova strada passata nazionale nel maggio 1881, ed ai vari forastieri che nella stagione estiva vengono a respirare quest’aria balsamica; le condizioni locali sono di gran lunga avvantaggiate, e tutto ci dà a sperare che un prospero avvenire ci faccia scordar la passata miseria.  
Monsignor Fortunato De Santa

Scopri chi era il personaggio Fornese più importante della storia.


 (1)        Masselio che in luogo di Tasselio leggesi sul documento, è certo un errore dell’amanuense, essendo assai facile nel gotico confondere la T maiuscola con una M. Ma come va, se giusta il de Rubeis, nell’epoca stessa figura tra i duchi Marcario, mentre Masselione non si riscontra fra tutti i duchi del Friuli? Potrà dirsi un errore dell’amanuense? Ma fra Masselio e Marcarius è troppo sensibile la differenza. Si dirà forse apocrifo il documento? Ma il definir tale un documento riportato da tutte le stampe ad lites esistenti in questi due comuni, e sempre se gelosamente conservato presso i Nob. Lirutti come genuino, anzi convalidato dai nomi di varie località (badia - cella ecc.) che confermano su questi due comuni la giurisdizione abbaziale, sarebbe temerarietà. Invece di Masselione non potrebbe leggersi Tasselione, che fu tra i duchi di Baviera? E nel caso, quale relazione ebbe la Baviera coi Forni Savorgnani e colla badia di Sesto? E’ un punto assai arduo da definire.
(2)         Moneta spicciola che fu in corso dal 1204 al 1420.
(3)    Tali diritti riguardavano le vicinie e la nomina del meriga.

FORNI DI SOPRA, Alpine Pearl, la perla delle Dolomiti Friulane

 

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Dominata dalle splendide vette delle Dolomiti Orientali, Forni di Sopra è il principale polo turistico Dolomitico del Friuli Venezia Giulia per ricettività e per riconosciuta "Bellezza Alpina".

Le più belle Dolomiti Friulane sovrastano la perla alpina di Forni di Sopra, con le loro guglie e la caratteristica grande Forcella Scodavacca, simbolo di questo angolo delle Dolomiti d'Oltrepiave.

A 907 metri di quota in una soleggiata conca nell’alta Valle del Tagliamento, Forni di Sopra si offre al turista come una vera Perla delle Alpi, riconoscimento conquistato nel 2006, ai piedi delle magnifiche vette delle Dolomiti Friulane patrimonio unesco.

 

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Forni di Sopra è il comune più occidentale della provincia di Udine, dove la vita degli abitanti, ancora legata ad antiche tradizioni, si sposa armoniosamente con un turismo sostenibile. Un territorio vario, all’interno del Parco naturale delle Dolomiti Friulane, che va dai ricchi ambienti naturali del fondovalle, passando per i boschi e i pascoli della media quota, fino alle cime più alte, tra pareti rocciose e creste affilate. Un territorio che ospita una flora e una fauna varia e ricca, da ammirare muovendosi lentamente sulla fitta rete di strade forestali e sentieri, perfettamente segnalati. Un attrezzato comprensorio sciistico consente di praticare lo sci alpino tanto ai principianti quanto ai più esperti, su un totale di 15 chilometri di piste con splendidi panorami che si spingono fino alle Tre Cime di Lavaredo. Senza tralasciare il fondo, con un anello di 13 chilometri (una parte illuminata di sera e con innevamento artificiale), lo scialpinismo e le numerose possibilità per escursioni con le ciaspole, all’interno di un comprensorio con elevati livelli di innevamento. Ma è forse d’estate che Forni di Sopra offre il meglio di sé: i rifugi e le baite sparsi su tutto il territorio sono piacevoli punti d’appoggio per le escursioni, dove gustare la ricca tradizione gastronomica locale e sostare ammirando il paesaggio. Un paradiso adatto anche agli amanti della mountain bike, con percorsi a loro dedicati sulle numerose stare sterrate e facili sentieri. Le Dolomiti Friulane sono lo sfondo perfetto per muoversi anche in famiglia, con piacevoli passeggiate tra boschi, pascoli e solitarie valli. Per non parlare, poi, dei trekking più impegnativi, anche di più giorni, dove chi ha gambe e fiato può cimentarsi su percorsi grandiosi in ambienti severi, collegando tra loro i rifugi dell’area. Non mancano inoltre le possibilità per praticare l’alpinismo, dalle falesie più basse adatte ai climber, fino ad ascensioni avventurose sulle cime del Pramaggiore, degli Spalti di Toro, del Cridola, del Bivera. E tornati in paese dopo una giornata all’aria aperta, si potrà vivere la calorosa accoglienza carnica grazie al sempre ricco calendario di iniziative che ogni anno anima Forni di Sopra e tutta l’alta Valle del Tagliamento.

Dal febbraio del 2006 il paese è stato titolato a "PERLA DELLE ALPI", dal progetto "Alps Mobility II - Alpine Pearls", (programma europeo per lo sviluppo nelle aree montane). Il territorio, inserito nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, si estende dai 900 metri, quota del centro abitato, ai quasi 2600 metri della cima dolomitica più alta (la Vetta di Forni) e comprende una vastissima gamma di itinerari naturalistici, escursionistici ed alpinistici. I servizi al turista godono di una serie di strutture sportive di prim'ordine come la piscina coperta ed un grande centro sportivo polifunzionale.

La vitalità del paese, grazie alla presenza di operatori turistici qualificati e di lunga esperienza, e di numerose associazioni sportive, culturali e di volontariato, offre molte opportunità di svago e divertimento.

Inverno:

Forni di Sopra, uno dei principali poli turistici di PromoturismoFVG, presenta sempre un ottimo grado di innevamento. La località offre un ampio comprensorio sciistico suddiviso in due zone. Una a fondovalle dedicata ai principianti, con seggiovia, sciovie, tapis roulant piste per gare sociali, il Fantasy Snow Park parco giochi sulla neve, pista per slittini e gommoni anche notturna. L'altra, la Ski Area del Varmost, che permette di raggiungere i 2100 mt di cima Crusicalas, i più alti della regione, le discese godono di un panorama unico: Tre Cime di Lavaredo, Pelmo, Civetta e le fantastiche Dolomiti Friulane, lungo piste lunghissime e sempre innevate. I complessivi 15 km di piste sono assicurati da un imponente impianto di innevamento programmato. Qui è possibile scendere una delle piste più lunghe del nord-est (7 chilometri e 1100 metri di dislivello).

Video Varmost Ski Area

Oltre alle piste di discesa, Forni di Sopra presenta uno splendido anello di fondo di 13 km, immerso in un paesaggio incantevole di boschi e radure. La pista comprende un anello notturno illuminato e dotato di innevamento artificiale, la pista è omologata dalla FIS per disputare competizioni di carattere internazionale. Nei pressi della pista di Fondo si trova un noleggio sci ed un punto di ristoro après-ski.

A Forni di Sopra è possibile inoltre pattinare sulla pista di ghiaccio e frequentare anche d'inverno il grande centro sportivo per il tennis, volley, basket, sala pesi, sala boulder, sauna, centro benessere e molto altro ancora...
Sia l'attività invernale che quella estiva sono ben integrate con le gite ed escursioni organizzate dal Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, Anelli didattici e naturalistici per ogni età, sci escursionismo, sci alpinismo, uscite con le ciaspole (ciaspolada racchette da neve), cascate di ghiaccio.

Estate:

Il Varmost d'estate è sempre molto apprezzato per la possibilità di raggiungere comodamente in seggiovia gli alpeggi dell'omonima Malga, ove è possibile decollare con il parapendio oppure acquistare i più squisiti prodotti tipici di malga, oppure procedere nei suggestivi itinerari del "Giro delle Malghe". Gli appassionati  di Mountain Bike possono raggiungere le aree Som Picol (mt 1.450) e Malga Varmost (mt 1.750) utilizzando la seggiovia e seguire i percorsi in quota e di discesa a valle  in sella alle proprie bici.

Sul Monte Clap Varmost, che sovrasta il paese è possibile percorrere la ferrata sportiva VARMOST unica nel suo genere in Friuli, lungo la quale è possibile provare l'ebbrezza di un'ardita salita su roccia (percorso facilitato anche per non esperti) e godere un panorama a 360° sulle Dolomiti del Cadore e del Friuli.

FORNIDISOPRA MAPPA GIOCHI SPORT


ADVENTURE-PARKIl Dolomiti Adventure Park è un grande parco avventura con 70 piazzole suddivise in molti percorsi per bambini per adulti. E' dotato delle più moderne ed esclusive attrazioni "naturali" ovvero di vari sistemi di passaggio in altezza tra un albero ed un altro mediante funi, passerelle, reti, pioli e "vertiginose" teleferiche. E' inoltre dotato del POWERFAN un'attrazione esclusica che permette letteralmente di tuffarsi dalla cima di un albero.

 

Gli amanti della Mountain Bike trovano a Forni di Sopra il massimo delle loro aspettative: il grande Anello Tagliamento di 25 km è uno dei più apprezzati della regione, si sviluppa quasi interamente su piste sterrate, sentieri e radure, parallelamente al corso dell'omonimo fiume. Le piste forestali per il Rifugio Giaf e per le maglhe Tartoi - Tragonia - Montemaggiore, offrono un'ulteriore opportunità per i Bikers più allenati.

Ti piacciono sport e natura? Vai QUI al sito dedicato allo sport e l'avventura a Forni di Sopra.

 

LE DOLOMITI FRIULANE

Le Dolomiti Friulane sono senza dubbio le montagne più selvagge tra le catene Dolomitiche. Situate lontano da strade, strutture ed impianti, sono poco frequentate ed offrono paesaggi davvero unici.

Se cerchi un luogo in cui vivere le Dolomiti nel silenzio assoluto, le Dolomiti Friulane sono il posto giusto per te! Le guglie, i pinnacoli, le praterie alpine più selvagge non si raggiungono in macchina o con la telecabina ma bensì a piedi, percorrendo i sentieri del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, sempre ben segnalati. Rifugi e bivacchi offrono ristoro e pernottamento al cospetto delle creste e forcelle dei "monti pallidi" come vengono chiamate le Dolomiti.

Le Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave si presentano come un gruppo montuoso unitario e compatto, una suggestiva successione di picchi e cime che regala panorami mozzafiato e scenari selvaggi ed inaspettati.

Qui puoi scaricare la mappa delle Dolomiti Friulane...

DOLOMITI FRIULANE UNESCO

Le Dolomiti Friulane si contraddistinguono per un elevato grado di wilderness. Qui, più che in altri luoghi, è possibile ammirare tutta la potenza della natura con modesti segni di antropizzazione.

MAPPA GENERALE DELLE DOLOMITI - SITO UNESCO

mappa sistemi dolomitici unesco dolomites

Clicca sulle mappe cartine delle Dolomiti per ingrandire

mappa dolomiti friulane unesco

 

LA MAPPA DELLE DOLOMITI FRIULANE

Il sistema Dolomitico numero 4 (Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave) si estende nelle province di Udine e Pordenone e per un breve tratto anche in quella di Belluno. Ha una superficie di 21.461 ettari ed è racchiuso tra il Piave, l’alto corso del Tagliamento, la Val Tramontina e la Val Cellina.
 

Una delle viste più spettacolari delle Dolomiti Friulane si può avere anche dalla finestra di casa o dell'albergo! La Perla Alpina di Forni di Sopra (UD) consente di godersi un'alba o un tramonto spettacolare sulle Dolomiti Friulane anche dalla piazza centrale del paese. Le pareti nord-est delle Dolomiti Friulane, che sovrastano il paesino di Forni di Sopra, sono le prime ad essere illuminate dal sole di mattina. Il momento in cui il primo sole illumina le Dolomiti è uno straordinario dono della natura. Il fenomeno è chiamato Enrosadira e si ripete ad ogni alba ed ogni tramonto col bel tempo:  la roccia chiara delle Dolomiti assume uno spattacolare colore tra il rosa e l'arancione con sfumature diverse a seconda delle condizioni meteo.

 

dolomiti friulane enrosadira fornidisopra

 La grande Forcella Scodavacca, assieme al Campanile di Val Montanaia è uno dei simboli delle Dolomiti Friulane. La forcella è facilmente raggiungibile dal Rifugio Giaf a Forni di Sopra.


Quali sono le cime principali delle Dolomiti Friulane?

Da nord a sud ecco il Cridola (2.581 m), i Monfalconi (Cima Monfalcon 2.548 m) – al cui interno si trova lo spettacolare Campanile di Val Montanaia (2.173 m) – gli Spalti di Toro (Cadin di Toro 2.386 m) e il gruppo Duranno (2.652 m)-Cima Preti (2.706 m).

Clicca qui per vedere le foto delle Dolomiti Friulane e d'Oltrepiave

 

Il Parco naturale delle Dolomiti Friulane

L’emozione vi coglie al primo contatto, bastano pochi passi e vi troverete subito in un paradiso naturale incontaminato. Estese vallate, prive di viabilità principale e di centri abitati, si addentrano tra vette dolomitiche elevando il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane al grado di “wilderness”, ideale per escursioni di tipo naturalistico ed il trekking. Lontano dalla confusione cittadina e dal logorio della vita moderna, ci si trova in una quiete silenziosa, fattore importante per migliorare la qualità della vita. Camminate contemplative, scalate su roccia; osservare la natura o semplicemente rilassarsi in un dolce far niente.
 

Chi sono i protagonisti del parco delle Dolomiti Friulane? 

Voler volare, è il primo desiderio che vi prende quando osservate in silenzio il maestoso volo dell’aquila reale, unica vera regina di ogni valle. Oppure la voglia di saltare come il branco di stambecchi che potreste incontrare lungo i ripidi sentieri. Tutto il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane pullula di vita, è facile incontrare, sul vostro cammino, gruppi di caprioli, camosci e cervi e lei, l'aquila, la regina delle Alpi. Vedere galli forcelli o galli cedroni fuggire al vostro passaggio. Osservare giovani marmotte rincorrersi. Momenti indimenticabili! 
 
 

 
Consulta qui l'Erbario di Giovanni Caposassi con oltre 1000 piante catalogate nel Parco delle Dolomiti Friulane e dintorni:
 
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L’inverno tra neve e ghiaccio nelle Dolomiti Friulane

D’inverno invece, il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane brilla di una luce particolare ed il paesaggio diventa fiabesco. Passeggiate con sci da fondo o con racchette da neve, sci alpinismo per luoghi silenziosi e pieni di magia, si organizzano corsi di arrampicata su cascate ghiacciate che rappresentano le attrazioni da brivido che potete provare nei mesi invernali. Riscoprite il lato positivo del sottozero!

L’estate tra profumi e colori delle Dolomiti Friulane

Immaginatevi un cielo blu intenso, valli verde brillante, montagne rosse per il tramonto, sentire il gorgoglio dei limpidi ruscelli: ecco, voi siete nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. 37.000 ettari di colori e profumi. Rimarrete incantati davanti alla bianca e delicatissima Arenaria di Huter o dalla Genziana di Froelich dall’azzurro intenso, mentre il profumo della natura infonde una sensazione di benssere immediata. Ovunque si respira freschezza, odori forti come il pino mugo, oppure delicati come quello dell’orchidea selvatica.

IN VOLO SULLE GUGLIE DELLE DOLOMITI FRIULANE

Un filo conduttore collega il destino di guglie e pinnacoli dolomitici a quello del nostro pianeta: tutti in equilibrio, ma anche in pericolo a causa delle mutazioni climatiche. Il video "Cacciatori di Guglie" racconta in sintesi l'attività di ricerca dei più suggestivi pinnacoli delle Dolomiti Friulane.

Circondato dalle guglie dei Monfalconi, che si stagliano verso il cielo al centro di un catino glaciale, ecco che si innalza, solitario e stupefacente, il Campanile di Val Montanaia, simbolo universale delle guglie dolomitiche. Il campanile di Val Montanaia si può raggiungere anche da Forni di Sopra seguendo l'itinerario: Rifugio Giaf, Forcella Cason, Bivacco Marchi Granzotto, Forcella del Leone, Forcella Cimoliana (impegnativa). La Val di Suola e la Valle di Giaf  sono l'ingresso verso le maestose pareti dei Monfalconi, del Cridola e del Pramaggiore, circondati da guglie infinite. 
 

escursionismo Campanile di Val Montanaia


VARMOST: IL PUNTO PIU' PANORAMICO SULLE DOLOMITI FRIULANE

VARMOST VISTA SULLE DOLOMITI FRIULANE

dolomiti friulane forni di sopra

 

Malga Varmost, un luogo speciale per osservare le Dolomiti:

Esiste un luogo unico che consente una vista straordinaria sulle Dolomiti Friulane: La malga Varmost, situata a quota 1800 metri é una vera e propria finestra sulle Dolomiti. Da qui tutti possono ammirare l'intera catena montuosa delle Dolomiti Friulane, dal monte Pramaggiore ai Monfalconi, al gruppo del Cridola e poco più in la, le Tre cime di Lavaredo, la Croda dei Toni ed i grandiosi Antelao, Cristallo, Sorapiss, Pelmo, Civetta, Marmolada. La malga Varmost è facilmente reggiungibile con le omonime seggiovie, d'invermo per sciare e d'estate per le escursioni lungo il sentiero delle malghe ed il panoramico Monte Simon.

Centro visite del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane

Mostra: "la vegetazione nel Parco"

parco dolomiti friulane

Parco Naturale delle Dolomiti Friulane
Via Vittorio Veneto 1 - Forni di Sopra
Ingresso gratuito
 
Informazioni Turistiche Forni di Sopra e Dolomiti Friulane:
Promoturismo FVG Forni di Sopra:
TEL: +39.0433.886767
EMAIL: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

Sciare Forni di Sopra

Nel cuore delle Dolomiti Friulane, Forni di Sopra è un’incantevole località circondata da un paesaggio fiabesco. Sia d'estate che d'inverno questo paesino dell’Alta Val Tagliamento è la meta ideale per una vacanza sulla neve, con tante offerte per il divertimento e il relax dei suoi visitatori.

banner ski varmost

Forni di Sopra è un polo turistico montano che sorge sulle rive del Tagliamento, il territorio spazia dai 900 ai 2500 metri di quota. Qui si vive in un ambiente con le vere Dolomiti, quelle riconosciute dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità, in un’atmosfera magica e accogliente per i turisti che arrivano in paese.

Ideale per il divertimento di tutta la famiglia, Forni di Sopra è anche una rinomata meta turistica per chi ama lo sport e l’avventura. E nei periodi di festa, non mancano di certo i locali e gli eventi per l’intrattenimento con musica, dj set e buona tavola.

MAPPA DELLO SCI A FORNI DI SOPRA

mappa invernale PER SITO WEB

Vacanze a Forni di Sopra: sci e avventura per tutta la famiglia

Le Dolomiti che circondano la valle di Forni di Sopra offrono valli, cime, piste, scorci che soddifano ogni genere di utenza. Il complesso delle piste, infatti, si compone di percorsi più facili, destinati ai principianti, e di discese dedicate agli escursionisti e sci alpinisti più esperti.

Le piste in località Davost, in particolare, ospitano il Campo Scuola sci, dove i neofiti possono imparare le tecniche di base dello sci. Sui versanti del monte Varmost,  invece, sono tracciate le piste rosse e una pista nera (le più alte della regione Friuli Venezia Giulia) sulle quali gli sciatori più esperti troveranno sicuramente le sensazioni adrenaliniche che cercano. Da non perdere la pista che parte dalla cima del Crusicalas, a oltre 2000 mt di altitudine, la più lunga di tutto il Friuli Venezia Giulia: 6 km di emozioni, attraverso la bellezza incontaminata dei paesaggi dolomitici.

Le piste sono ben collegate tra loro da un efficiente servizio bus, mentre gli impianti di risalita constano di ben 4 seggiovie (a tre o quattro posti), 3 tappeti mobili e una sciovia. Un efficiente sistema di innevamento artificiale assicura la presenza di neve su tutto il comprensorio fino a primavera inoltrata, per una stagione turistica da gustare fino in fondo.

SCI DI DISCESA A FORNI DI SOPRA: GUARDA IL VIDEO

Sci di Fondo a Forni di Sopra per il benessere del fisico e della mente

Lo sport e il divertimento, ovviamente, continuano con le attività e gli sport da praticare in aperta montagna, dalle avventurose escursioni di sci alpinismo allo sci di fondo. Il comprensorio, ovviamente, dispone di scuole sci e noleggio sci, per la fornitura di tutto il materiale occorrente alle attività sportive.

La pista di sci nordico di Forni di Sopra è inserita nel Dolomiti Nordic Ski, il circuito di piste da fondo più grande d'Europa. Gli anelli di fondo, adatti ad ogni esigenza di sciatore, e la grande ricettività di Forni di Sopra offrono tutto il necessario per una vacanza sugli sci indimenticabile.
La partenza dell'anello di Fondo "Tagliamento" è adiacente al Dolomiti Ski-Bar, la pista è lunga 15 Km ed offre numerose varianti adatte sia allo sciatore amatoriale o alle prime armi, che all'agonista più pretendente. La pista è gestita dalla Società Sportiva Fornese, in collaborazione con il Comune di Forni di Sopra e Promotur. E' dotata di impianto di innevamento artificiale e di illuminazione notturna su una lunghezza di circa 2 km.

Parco giochi sulla neve a Forni di Sopra, per una vacanza a tutto divertimento.

In una località attrezzata come questa, non poteva certo mancare un centro di attrazione dedicato al divertimento di tutta la famiglia. Il Fantasy Snow Park di Forni di Sopra è il parco divertimenti che renderà esaltanti le vacanze dei vostri bambini, regalando momenti di svago anche ai genitori.

fantasy snow park forni di sopra

Tra spericolati slittini e morbidi gommoni, lasciarsi scivolare sul manto innevato sarà ancora più divertente. La giornata al Fantasy Snow Park trascorre in allegria, tra quattro salti sui gonfiabili e mille altri giochi, come bob, tunnel e trampolini. E per una pausa di relax, il bar del parco è sempre a disposizione con le sue gustose leccornie.

Fantasy Snow Park si trova a valle, accanto al borgo in località Davost, appena attraversato il fiume Tagliamento. La struttura è ben collegata con le piste del Campo Scuola, grazie a uno dei tappeti mobili presenti nel complesso.

Sport e relax: le tue vacanze sulla neve in Friuli Venezia Giulia

Alzi la mano chi ha voglia di una vacanza sulla neve all’insegna dello sport! Il comprensorio di Forni di Sopra vi offre tutte le emozioni che sognate.

Dall’arrampicata sportiva al pattinaggio su ghiaccio, questa località è il teatro perfetto per le imprese sportive di atleti amatoriali ed esperti. L’area da pattinaggio all’aperto è illuminata e funzionante anche alla sera, mentre nel palazzetto polifunzionale trovano posto campi da sport di squadra, piscina e area fitness. Due pareti da arrampicata vi regaleranno il brivido di questa spettacolare disciplina, che potrete imparare e praticare in tutta sicurezza, grazie all’attrezzatura professionale e alla presenza di istruttori qualificati.

centro sportivo fornidisopra palestra

E dopo una faticosa seduta di palestra, niente di meglio che un po’ di sano relax. Nella moderna area wellness troverete tutto ciò che desiderate e anche di più: sauna da 10 posti, vasca idromassaggio, bagnoturco, percorsi Kneipp e docce emozionali: il massimo per una rilassante fuga di coppia in montagna.

centro sportivo fornidisopra piscina

Turismo in Friuli: vacanze inverno a Forni di Sopra

Ma i servizi disponibili nel comprensorio non finiscono certo qui, perché una vacanza in Friuli sulla neve vuol dire anche buona tavola. Ed ecco che per voi, Forni di Sopra svela il suo lato più goloso, con un’offerta di ristoranti e taverne che comprende non solo i locali del centro storico, ma anche gli esclusivi ristoranti in quota, dove godere dei panorami più indimenticabili, gustando le specialità delle cucina locale.

Da dicembre, Forni di Sopra vi aspetta con la sua straordinaria proposta turistica per le vostre prossime, imperdibili vacanze sulla neve in Friuli!


INFOPOINT TURISMO FORNI DI SOPRA

PromoTurismo
Via Cadore, 1
I - 33024 Forni di Sopra (UD)
tel. +39 0433 886767
fax +39 0433 886686
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DOLOMITI ADVENTURE PARK

A Forni di Sopra vi aspetta il parco avventura più grande del nord est!

Guarda il video!

 

Il Dolomiti Adventure Park, situato lungo il greto del fiume Tagliamento, è dotato delle più moderne ed esclusive attrazioni “naturali” ovvero sistemi di passaggio in altezza tra un albero e un altro mediante funi, passerelle, reti, pioli e teleferiche.

 

dolomiti adventure park forni di sopra

 

Ma l'attrazione assoluta e più adrenalinica, in esclusiva nazionale, è il Powerfan. Si tratta di un sistema che permette di tuffarsi dalla cima di un albero con un salto nel vuoto di quindici metri. L’offerta è studiata anche per i bimbi più piccoli: 70 piazzole raggruppate in 8 percorsi. Dal percorso per bimbi fino a 2 anni a quello per ragazzi o adulti, dal più semplice al più avventuroso, e mentre i più piccoli possono divertirsi tra i gonfiabili del Fantasy Park, i ragazzi più temarari possono cimentarsi nelle scalate più impegnative luno la Ferrata sportiva Adventure Climb Varmost Adventure Climb Varmost. E' un'eccitante avventura in completa sicurezza assicurati attraverso imbracature fornite dall'organizzazione

Il Dolomiti Adventure Park di Forni di Sopra è il più grande parco avventura del nord est italia in grado di soddisfare ogni aspettativa:gli ospiti più piccoli potranno provare l'ebrezza dei itinerari più semplici, gli adulti e i ragazzi più coraggiosi troveranno di che divertirsi sui vari tracciati a loro dedicati.

Ideale per gruppi e centri estivi, anche al di fuori dai giorni e dagli orari di apertura. I nostri istruttori guideranno i ragazzi per tutta l'attività, garantendo uno standard di sicurezza altissimo.

Aperto nei weekend e... da luglio tutti i giorni! 

Scopri di più sul parco avventura di Forni di Sopra...

dolomiti adventure park forni di sopra dolomiti

 


 

Legnolandia, Azienda Storica d'Italia.

Legnolandia è la prosecuzione di una attività ininterrotta che trova origine dal lontano 1830 a Forni di Sopra, all'ombra delle Dolomiti Friulane riconosciute dall'Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

stabilimento legnolandia forni di sopra

 

Per questa ragione nel 2012 è stata inserita nello speciale elenco delle "IMPRESE STORICHE D’ITALIA“, con oltre 150 anni di attività, voluto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il 150° della Repubblica.

Generazione dopo generazione è cresciuta innovando ed impegnandosi nella ricerca e sviluppo per la produzione di case in legno, giochi per parchi, strutture per arredo urbano e giardino che oggi vengono distribuiti in Europa e Medio Oriente.  L’esperienza centenaria e le nuove tecnologie hanno maturato prodotti originali, innovativi e sostenibili, tutti rigorosamente legati al rispetto ambientale, valorizzando l'uso del legno locale, ragione per cui nel settembre 2013, legnolandia ha ricevuto la prestigiosa Bandiera Verde da parte di Legambiente.


Nel 2017 Legnolandia é stata citata come esempio virtuoso ed innovativo nelle pratiche aziendali nei comparto Legno-Arredo orientate all'Economia Circolare e pubblicato nell’elenco delle imprese Nazionali sull’agenda GREENITALY e presentato alla stampa internazionale dall’allora Primo Ministro Paolo Gentiloni. Il riconoscimento è stato confermato, sulla stessa agenda, anche nel 2018.


Per la sensibilità che l’impresa ha sempre manifestato nei confronti delle disabilità, di cui ha sempre tenuto conto nell’affrontare la progettazione e l'esecuzione di ogni singolo manufatto, ha ricevuto (unica azienda italiana) il prestigioso riconoscimento "Design For All" consegnato nel Giugno del 2018 alla Triennale di Milano.


Anno dopo anno è continuata l’innovazione e la sperimentazione nel mondo dei bambini che frequentano i parchi gioco. Assieme al Laboratorio 0246 ed all’università di Verona, Legnolandia ha perfezionato una gamma completa di attrezzature inclusive, seguendo le linee guida europee, dialogando con famiglie, progettisti ed organizzazioni.


Continua così il passaggio di ciò che ogni generazione ha ereditato dalla precedente, da curare con attenzione per poterlo restituire alla successiva con quanto di buono si è conservato e quanto di nuovo si è creato. 

Oggi l’impresa opera nei due stabilimenti di Forni di Sopra e di Villa Santina ed occupa una quarantina di persone.

 

Vai al sito di Legnolandia

 

 

 

Festa delle Erbe di Primavera, Forni di Sopra 2021

banner festa erbe 2021

Due fine settimana dedicati alle erbe spontanee di montagna. Alla storica Storica Festa delle Erbe di Forni di Sopra è possibile partecipare alle passeggiate botaniche che ti sveleranno i segreti delle piante alimentari ed officinali.

 

festa delle erbe fornidisopra

 

Alle erbe spontanee è dedicata una delle feste più caratteristiche delle montagne Friulane: la Festa delle Erbe di Primavera che nel 2021 si svolgerà nei giorni 12-13 e 19-20 di giugno con un programma ricco di attività anche per i più piccoli tra cui escursioni, animazioni e giochi all’aperto, mostre, degustazioni e le immancabili passeggiate con l’Asinello Biagio diventato ormai simpatica mascotte del paese.

 

festa delle erbe 2020 fienagione

 

Fiore all’occhiello delle Dolomiti Friulane, Forni di Sopra è tra le località più apprezzate dalle famiglie in Friuli Venezia Giulia ed è proprio qui che nel cuore di una conca ampia e soleggiata fioriscono in estate centinaia di specie di erbe e fiori. Tramite splendide passeggiate botaniche si potranno scoprire i doni della montagna imparando a riconoscere i fiori e le piante officinali. L’appuntamento nei fine settimana 12-13 e 19-20 giugno con passeggiate guidate dal titolo “Profumi e colori delle erbe e dei fiori“.

 mascotte festa delle erbe forni di sopra

 

Imperdibile per i più piccoli la passeggiata nella natura in compagnia dell’asino Biagio, con storytelling a cura del Parco Dolomiti Friulane. I bambini potranno cavalcare, condurre ed accudire l’asino Biagio, ascoltando storie e leggende del luogo e su piante e animali del Parco. L’attività, che si svolge in occasione della giornata “Natura senza barriere” è adatta a tutti, anche disabili in carrozzina.

Novità: il Forest Bathing: escursione dedicata alla flora e alla vegetazione, con rilassanti e rigeneranti esperienze sensoriali di immersione nella natura e preparazione di prodotti cosmetici a base di piante.

Non solo passeggiate tra i sentieri. La festa delle Erbe prevede anche mostre dove osservare come le tradizioni si sono conservate negli anni e per imparare storie tramandate sull’uso delle erbe.

Ma la Festa delle Erbe è soprattutto una festa per il palato. In occasione della manifestazione, i ristoranti, i bar e i locali di Forni di Sopra offrono menù speciali, per gustare le erbe spontanee delle Dolomiti. Le erbe di montagna verranno sapientemente distribuite in piatti particolari per far scoprire sapori nuovi ed indimenticabili. Si possono trovare tutte le proposte di menu sulla pagina Facebook dell’evento.

Sapori inaspettati in luoghi magnifici, questi sono gli ingredienti della Festa delle Erbe, un’occasione unica per conoscere ed assaporare la piacevolezza della montagna.

 

 🌱 PROGRAMMA FESTA DELLE ERBE 2021

(in allestimento)

 
Escursioni e animazioni:

Escrursioni alla ricerca di profumi e colori delle erbe e dei fiori

Paseggiate nella Natura in compagnia dell'asino Biagio

Forest Bathing nelle Dolomiti Friulane

Sfilata tematica di modelle

L’evento è organizzato nella piena osservanza delle norme igienico-sanitarie per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.


 AGGIORNAMENTI PROGRAMMA SULLA PAGINA FACEBOOK DELL'EVENTO:

https://www.fornidisopra.it/eventi/109-festa-dei-funghi.html?date=2021-09-12-09-00


 

 

Fiore all’occhiello delle Dolomiti Friulane, Forni di Sopra è tra le località più apprezzate dalle famiglie in Friuli Venezia Giulia, ed è proprio qui che nel cuore di una conca ampia e soleggiata fioriscono in estate centinaia di specie di erbe e fiori: è proprio da qui che fino dal ‘500 la Serenissima Repubblica di Venezia si approvvigionava di erbe di montagna da utilizzare in cucina e in medicina.

 

fiori festa delle 9erbe forni di sopra primavera

 


L'edizione 2019 ha visto, per la prima volta, sfilare una decina di modelle per le vie del paese, vestite con abiti ricavati da prodotti del territorio ispirati alla natura. La sfilata é stata organizzata dall'Atelier "PrinciPIANTE" di Forni di Sopra.

 

FESTA DELLE ERBE 2019 MODELLE

 

VIDEO:



A Forni di Sopra una rete di sentieri consente di apprezzare sia gli aspetti naturalistici che quelli antropici dell’ambiente alpino presentando sempre riferimenti concreti sul territorio. La forma delle montagne, la vegetazione molto diversificata, le tracce degli animali e la vicinanza delle sorgenti del Tagliamento rappresentano i temi naturalistici principali; la presenza di antiche stalle, ruderi e pascoli abbandonati raccontano invece la storia dell’uomo in questa valle. Passeggiate semplici con poche salite su strade forestali: il “primo contatto” ideale dei bambini con la montagna.

Se si è fortunati lungo i sentieri che attraversano i boschi è possibile incontrare Harluck, il folletto che a Forni di Sopra è di casa e che vive nei pressi di un larice secolare, uno dei più grandi e antichi della zona. Il percorso, non difficile, è tabellato e invita a seguire le tracce del folletto con il caratteristico cappello rosso. Harluk fa parte della grande famiglia dei folletti di queste zone, gli sbilfs, indiscussi protagonisti dell’immaginario locale tramandato oralmente da padre in figlio: gli Sbilfs animano i boschi, con i loro scherzi e i loro racconti e le loro danze.


 Erbario Forni di Sopra

 

INFORMAZIONI SULLA FESTA DELLE ERBE:

LOGO PRO LOCO FORNI DI SOPRA

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Promo Turismo

INFOPOINT 

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I - 33024 Forni di Sopra (UD)
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Sport e avventura a Forni di Sopra

Clicca sulla mappa del divertimento nelle Dolomiti Friulane

 

FORNIDISOPRA MAPPA GIOCHI SPORT E AVVENTURA

 

 

Giovanni Maria Anciuti, Anziutti

il famoso costruttore di strumenti musicali.

Ricerca di: Francesco Carreras, Cinzia Meroni

L’attività di costruttore di strumenti a fiato di Giovanni Maria Anciuti (Forni di Sopra 1674 - Milano 1744) si svolse prevalentemente a Milano ma, come sarà dimostrato nel seguito, i suoi rapporti con Venezia, e col paese d'origine, Forni di Sopra, furono frequenti per ragioni professionali e famigliari.

particolare strumento giovanni maria anciuti

L’eccezionale maestria e l’inventiva che Giovanni Maria Anciuti impiegava nella fabbricazione di strumenti a fiato, utilizzando spesso materiali preziosi quali l’avorio e l’argento o l’essenze, rare al tempo, del palissandro e del grenadiglio, e la raffinatezza dell’esecuzione costruttiva ricca di soluzioni originali fanno di questa figura milanese uno dei più noti e apprezzati costruttori di strumenti musicali della prima metà del Settecento.

oboe particolare giovanni maria anciuti chiaveMolto è già stato scritto su questi aspetti del lavoro di Anciuti, che non saranno quindi ripresi in questo articolo. Tuttavia, questo famoso costruttore era fino ad oggi conosciuto solo per i numerosi strumenti che portano il suo nome. Nessun documento o indizio a lui riferibile era mai emerso, nonostante intense ricerche negli archivi di Milano e altrove. Si ipotizzava che il cognome Anciuti potesse essere uno pseudonimo, coniato sulla parola ancia. La presenza di un leone alato di San Marco, simbolo di Venezia, su molti dei suoi strumenti poteva richiamare un legame commerciale con la Serenissima.

Tutte queste considerazioni, corredate da una lista di tutti gli strumenti noti di Anciuti, sono esposte ed ampliate nell’articolo sull’oboe d’avorio del Museo Civico del Castello Sforzesco a Milano. Queste ipotesi sono state nel tempo riprese in diversi cataloghi di musei, in repertori e articoli, ultima in ordine di tempo la pubblicazione redatta in occasione della mostra Meraviglie Sonore, tenuta a Firenze nell’autunno del 2007. Le date impresse sugli strumenti conosciuti di Anciuti vanno dal 1709 al 1740 ed è appunto intorno a questo arco temporale che si svolse presumibilmente l’attività produttiva del costruttore. Solo su due strumenti compare il nome completo “Ioannes Maria Anciuti” [Anciutus sul flauto dolce doppio], mentre su tutti gli altri è inciso solo «Anciuti» e molto spesso l’anno di fabbricazione.

Ricerche sui costruttori di strumenti a fiato a Milano e scoperta del primo documento su Giovanni Maria Anciuti. Queste erano dunque le informazioni disponibili su Anciuti all’inizio del 2007, quando ha preso avvio una ricerca sistematica sui costruttori milanesi di strumenti a fiato, con l’obiettivo di ricostruire e documentare la storia della produzione dei fiati, avendo come base di partenza i pochi studi su Milano. Per il Settecento poi, su cui si sono concentrate le prime indagini, esistevano al momento di iniziare questo progetto solo scarne informazioni relative a pochi nomi. L’attenzione è stata focalizzata inizialmente sugli archivi parrocchiali dei quartieri intorno al Duomo, su atti di varia natura dell’archivio di stato e della biblioteca Trivulziana. E’ proprio dall’esame di alcuni fondi notarili di fine Seicento che è emerso un documento contenente il nome di Giovanni Maria Anciuti, che ha permesso di avviare un filone di ricerche da cui sono scaturiti risultati concreti relativamente alla sua identità e attività: è stata, infatti, rinvenuta la dotis confessio della sua futura sposa, datata Milano, 30 ottobre 1699. Conservato tra gli atti del notaio milanese Francesco Domenico Poroli, questo documento, che rimane l’unico atto notarile relativo a G. M. Anciuti finora conosciuto in ambito milanese, ha fornito alcune informazioni fondamentali, a partire dalle quali è stato possibile tracciare un percorso di ricerca che si è sviluppato in più direzioni.

Alla dotis confessio, che reca la data del 7 ottobre 1699 in Milano, si legge: In nome d’Iddio. Con la presente che havrà forza di pubblico Instromento. L’infrascritto Signor Giacinto Vanotti figlio del quondam Ambrosio qual abita in P. O. [Porta Orientale] P. [Parrocchia] di S. Salvatore in Zenodochio di questa Città, promette di dare la Signora Giuliana sua figlia per Legittima Consorte al Signor Giovanni Maria Anciuti figlio del Signor Antonio del Loco della Pieve del Forno di Sopra Stato Veneto, e che di presente dimora in P. R. [Porta Romana] P. [Parrocchia] di S. Satiro di Milano qui presente, e che promette di ricevere la D.a [Detta] Signora Giuliana Vanotti per sua Legittima Moglie Servata però prima la dovuta Solennità della S. Madre Chiesa, e del Sacro Concilio Tridentino. Con dote da lire Mille in denari contanti moneta di Milano dico £ 1000 Imperiali da pagarseli nell'atto che seguirà il Matrimonio, oltre la scharpa con un abito di Sposa ed altre cosse per uso d'essa Signora Giuliana per l'importanza in tutto di lire Cinquecento Imperiali, a qual effetto dovrà seguire la stima d’un perito confidente d'ambe le parti, per inserirle nell’Instromento dotale nel quale detto Signor Giovanni Maria dovrà obbligarsi per la restituzione tanto delle dette lire Mille, quanto della detta Scharpa, Vestito ed altro da stimarsi come sopra, o del loro valore sino al compimento della medesima somma in caso detta dote si debba restituire perché così. Et in oltre il Signor Giovanni Maria dovrà costituire a detta dote un augumento de lire Trecento Imperiali, qual dovrà subire l'istesso privilegio di dote, come sin d'hora per allora costituisse detto aumento di £ 300, succedendo però il Matrimonio. Che la suddetta dote di £ 1500 Imperiali compreso la Scharpa, e Vestito e come sopra si è per piena e compita satisfatione di tutto ciò che detta Signora Giuliana e detto Signor Giovanni Maria suo futuro consorte possino havere pretendere e conseguire da detto Signor Giacinto e sua Casa tanto per raggione Paterna quanto Materna in Causa di dote e suoi dipendenti ancorché potesse dirsi che le altre sorelle di detta Signora Giuliana avessero avuto, o fossero per havere, maggior dote, mentre si dichiara che detti Signori Giovanni Maria, e Giuliana debbano restar taciti e contenti della dote come sopra costituita nella suddetta somma di £ 1500 Imperiali rinunciando per tale effetto alla disposizione di qualunque lege, o statuto che parlasse in contrario, per essersi di ciò avuto particolar riguardo nel concordare e stabilire il Matrimonio salva però la Raggione alla detta Signora Giuliana e suoi figli se ne havrà per la successione nell'heredità paterna, e materna egualmente con le altre sorelle o come sarà di Raggione in caso che il Padre e la Madre di detta Signora Giuliana morissero senza far testamento. Che il presente si debba ridurre a pubblico Instromento per la sua total osservanza alla quale fra tanto l'una e l'altra parte vicendevolmente si obbliga anche sotto lite. Et in fede. Io Giacinto Vanotto affermo e prometto come sopra Io Giovanni Maria Anciuti affermo e prometto come sopra.

Ecco dunque delinearsi un primo quadro e precisarsi i contorni attorno alla figura di questo eccezionale artefice, tanto noto ed apprezzato per i suoi raffinatissimi strumenti quanto sfuggente sotto il profilo della ricostruzione biografica. In primo luogo, appare chiaro come quello di Anciuti non sia uno pseudonimo di derivazione professionale (da ancia), bensì un nome proprio, non presente a Milano in quanto originario della Carnia. Viene offerta, poi, una delle possibili ragioni del legame di Anciuti con la città di Milano, ossia il matrimonio contratto con una giovane donna milanese, Giuliana (anche nota come Giulia) Vanotti di Giacinto, oltre che un terminus ante quem dell'effettivo trasferimento di Giovanni Maria a Milano, sotto la parrocchia di S. Satiro. La consistenza stessa della dote, considerando anche l'«augumento de lire Trecento Imperiali» da parte dello stesso Anciuti, permette di formulare una prima ipotesi su quale dovesse essere il suo status sociale all'epoca del matrimonio. Una stima approssimativa del valore attuale di 1500 lire imperiali può essere ricavata rapportando tale cifra alla paga mensile di un suonatore professionista che nel primo Settecento poteva andare dalle 18 alle 24 lire mensili. Utilizzo degli indizi raccolti per avviare un piano di ricerche su Anciuti: le ricerche a Forni di Sopra Ma il dato più importante, che emerge da questo documento, è quello della provenienza di Giovanni Maria Anciuti, nativo «della Pieve del Forno di Sopra» (oggi Forni di Sopra, in provincia di Udine) nello Stato Veneto, che permette di chiarire le ragioni della presenza, quasi costante, nel marchio apposto ai suoi strumenti del leone alato di S. Marco, simbolo della Repubblica di Venezia, relativamente al quale l'ipotesi finora più accreditata era quella che Anciuti lavorasse su commissione o sotto il patrocinio della Repubblica Veneta.15 Sembra che anche l'immagine impressa sopra al nome sugli oboi d'avorio senza data di Parigi e di Londra,16 interpretata prima come la raffigurazione di un uccello, rappresenti con ogni probabilità ancora un leone.17 Il dato della provenienza, assieme all'identificazione della paternità di Giovanni Maria Anciuti, ha reso disponibili le coordinate necessarie per l'avvio della ricerca, che si sarebbe dovuta svolgere a Forni di Sopra e a Udine. Sfortunatamente, il 18 agosto del 1748 una disastrosa alluvione ha distrutto tutta la documentazione conservata fino a quella data presso l'Archivio Plebano di Forni di Sopra, che avrebbe potuto fornire a questa ricerca informazioni relative almeno al primo ventennio circa di vita di Anciuti, quasi sicuramente trascorso nel luogo natale. Oltretutto, tutti i documenti posteriori a quella data sono di relativo interesse ai fini della ricostruzione della vita e dell'attività di Anciuti che, come si vedrà più avanti, morì a Milano nel 1744. Indicazioni di carattere più generale sugli Anciuti sono emerse dal Registro dei morti conservato presso l'Archivio Plebano di Forni di Sopra, che, pur partendo dal 1748, elenca personaggi nati dal 1693 in avanti. Dall'analisi di questo registro sono emersi due ceppi di Anciuti, conosciuti oggi come Anziutti ramo Colet-Timilin e ramo Piretu, quest'ultimo riconducibile18 ai discendenti dei primi cugini di Giovanni Maria Anciuti, e non a lui stesso in quanto Giovanni Maria era l'unico figlio maschio della sua famiglia. Una visita a Forni di Sopra effettuata nel 2008 ha permesso di individuare molte delle proprietà elencate nell'inventario redatto alla morte del padre di Giovanni Maria.

 Scarica qui la ricerca completa di Francesco Carreras e Cinzia Meroni su Giovanni Maria Anciuti...



 

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